
I premi Gentleman’s Journal 2026 dedicati alle bevande
Dagli spumanti inglesi ai migliori whisky, rum e gin, ecco le bottiglie che si sono distinte quest’anno…
- Testo di: Jonathan Wells
- Fotografia: Benjamin Swanson
- Scattato presso: The Capston at Embassy Gardens
I bicchieri sono lucidati, i cavatappi pronti e il ghiaccio, naturalmente, cristallino. Vi presentiamo i Drinks Awards 2026 di Gentleman’s Journal , il nostro appuntamento annuale che celebra le bottiglie che meritano un posto nel vostro angolo bar, nella vostra cantina e, naturalmente, tra le vostre mani. Il servizio fotografico dedicato ai premi di quest’anno è stato realizzato presso The Capston at Embassy Gardens, una cornice di grande stile, all’altezza delle raffinate etichette selezionate.
Dagli champagne che sprigionano un’eleganza d’altri tempi agli spumanti inglesi che danno filo da torcere ai francesi, abbiamo degustato, fatto roteare nei calici e passato al vaglio le migliori bollicine dell’anno.
Vini a parte, giudicare i superalcolici è una sfida ancora più ardua. Abbiamo single malt con dodici anni di saggezza, whiskey americani con qualche asso nella manica e distillati d’agave che valgono fino all’ultimo peso. Aggiungete lager fresche e dissetanti, vodka leggere come piume e rum che superano di gran lunga le aspettative, ed ecco un mobile bar di tutto rispetto. Quindi alzate i calici e continuate a leggere…
Miglior Champagne

Stappiamo una bottiglia e iniziamo con il re dei Drinks Awards: lo champagne. Quest’anno, tre grandi maison si contendono il titolo con un’esplosione di bollicine e note aromatiche che spaziano dall’anice al bergamotto.
1° posto: Billecart-Salmon Champagne Le Sous Bois
Vinificato interamente in botti di rovere, il nostro champagne vincitore ha un cuore maltato e legnoso che sembra quasi appartenere a un’altra epoca. Immaginate burro fuso e panini al latte, bollicine fini e pane fresco, con appena un tocco di bergamotto. È uno champagne d’altri tempi, da sorseggiare rigorosamente in smoking.
2° posto: Louis Roederer Brut Vintage
Se il Billecart-Salmon evoca il profumo del pane, il nostro secondo classificato ricorda piuttosto quello dei biscotti. Splendidamente equilibrato, con note di frutta a guscio, spezie delicate e pere mature, presenta un tocco di miele di fiori e regala al palato la sensazione più cremosa e spumosa della categoria.
3° posto: Moët & Chandon Grand Vintage 2016
Frutto di una vinificazione magistrale e di sei anni di riposo in cantina, questo champagne di dieci anni si sta affermando come un autorevole veterano. Il 2016 sarà anche stato un anno capriccioso dal punto di vista meteorologico, ma le note di nocciola, pan di zenzero e un appena percettibile sentore di anice di questo extra brut restano una certezza.
Miglior vino spumante inglese

Anno dopo anno, le Isole Britanniche sono sempre più in fermento grazie al loro savoir-faire enologico, come dimostrano i nostri migliori marchi di spumanti inglesi: tutti affinano la propria arte nelle contee intorno a Londra, proponendosi come valide alternative allo champagne stesso.
1° posto: Nyetimber Blanc de Blancs 2018
Nyetimber è da sempre in testa tra gli spumanti inglesi e questa, la sua annata più recente, ne consolida il primato. Gli agrumi sono più presenti di quanto ci si potrebbe aspettare, con sentori di arancia e pompelmo rosa, ma queste note più acidule sono stemperate da dolci richiami di pasticceria appena sfornata, vaniglia e ricco torrone. È proprio questa complessità a farcelo preferire.
2° posto: Gusbourne Blanc de Blancs 2020
Sono tanti i motivi per apprezzare questa tenuta del Kent. Il finale minerale, quasi salino, del suo Blanc de Blancs è rinfrescante, e la bottiglia è forse la più bella della categoria. Ma è il modo in cui questo vino racchiude l'essenza della campagna inglese a collocarlo nella nostra top tre: pensate a mela verde, pere e sfumature di frutta secca e pietra focaia.
3° posto: Harrow & Hope Blanc de Blancs 2020
Dal Buckinghamshire, l’Harrow & Hope Blanc de Blancs fa esattamente il contrario: sprigiona note di clementine e nettarine, susine Mirabelle e succose arance di Giaffa, regalando un calice vivace, dal fruttato persistente, che evoca atmosfere mediterranee a ogni sorso. A renderlo ancora più intrigante si aggiunge persino un delicato accento di zenzero.
Miglior vino rosé

Torniamo dall’altra parte della Manica per la nostra ultima categoria di vini dell’anno: i rosati. Nel 2026 abbiamo puntato sulla complessità, cercando rosati dai sapori inaspettati, dal carattere decisamente secco e con un posto già riservato a tavola.
1° posto: Domaines Ott Clos Mireille Rosé 2025
A volte, di più è meglio. È probabilmente per questo che, estate dopo estate, ci lasciamo conquistare dalla complessità di questo rosé di medio corpo. Grenache, Cinsault e Rolle si uniscono per evocare note intrise di sole, ma piuttosto inaspettate, di gesso frantumato, cardamomo e ananas acerbo.
2° posto: Château d’Esclans Garrus Rosé 2024
Esistono due parole più appetitose o intriganti di «rosé gastronomico»? Firmato Château d’Esclans, questo vino dà il meglio di sé durante i lunghi pranzi estivi: i suoi sapori intensi e concentrati di fichi, noce moscata ed erbe aromatiche lo rendono il compagno ideale a tavola per ogni piatto, dal maiale in crosta di prezzemolo alla sogliola alla mugnaia.
3° posto: Quatre Vin QV Rosé
Il primo e il secondo classificato possono riservare qualche sorpresa fuori stagione nel mondo dei rosé, ma Quatre Vin ci porta dritti nel cuore dell’estate. A meno di 20 £ a bottiglia, offre tutto ciò che si può desiderare da un vino in rosa: fresche note floreali quasi profumate, la dolcezza della frutta a nocciolo ben matura e un tripudio di frutti di bosco nel calice. Un classico.
Miglior gin

Torniamo in Gran Bretagna per passare alla categoria dei distillati, e il primo calice è di gin. Quest’anno abbiamo due classici che fanno da fette di pane di un sandwich (al cetriolo, se sanno cosa gli conviene) a una brillante novità, frutto di una distillazione davvero creativa.
1° posto: Sipsmith London Dry Gin
Il marchio con sede a Chiswick sa certo come innovare (che ne dite di un gin al banana bread?), ma il suo London Dry originale resta il migliore. È un punto di riferimento per la categoria, incredibilmente aromatico per un gin così versatile. Più che cantare, intona una melodia sommessa e suadente, che stuzzica il palato con delicate note di mela, pino e menta piperita, perfette in un Bramble, in un Bee’s Knees e in qualsiasi altro cocktail.
2° posto: Aureus Vita Fibonacci Dry Gin
Il secondo posto dietro a Sipsmith può sembrare ingiusto, considerando quanto i distillatori di Aureus Vita si spingano oltre le convenzioni (producendo il distillato nell’unico alambicco Fibonacci al mondo, in attesa di brevetto). Ma questo gin dal carattere deciso, con una gradazione del 61,8%, resta un risultato straordinario. Nasce in Cornovaglia e fonde con eleganza ingredienti botanici tra cui coriandolo, caffè e foglie di ribes nero, dando vita a uno dei gin più setosi che abbiamo sorseggiato quest’anno.
3° posto: No.3 Organic London Dry Gin
Il gin prediletto dal maestro Alessandro Palazzi per i suoi Martini da sogno al Duke’s. Serve aggiungere altro? Certo, la bottiglia decorata con una chiave fa la sua figura su un bancone retroilluminato. Ma il nostro amore per questo gin pluripremiato di Berry Bros. & Rudd continua soprattutto grazie al suo finale persistente: radice di angelica, note legnose e una speziatura pepata che indugiano al palato più di ogni altra.
La migliore tequila

Scegliere i tre migliori prodotti di una qualsiasi categoria è un’impresa ardua, ma con la tequila la decisione si fa particolarmente spinosa. Abbiamo puntato su proposte di lusso, selezionando così un trio di distillati d’agave tra i più caldi, dolci e avvolgenti che il denaro (e parecchio denaro) possa comprare.
1° posto: Don Julio 1942 Tequila
Il prezzo è indubbiamente piuttosto elevato, ma se questa tequila di punta di Don Julio è un punto di riferimento, un motivo c’è. E non è solo il prezzo a essere importante: anche il profilo aromatico è ricco, con note di caramello, cannella, caramello al burro e cioccolato fondente, mentre oltre due anni di affinamento in rovere americano le conferiscono intensi sentori tostati. Una delizia, come un’agave che si presenta sotto le mentite spoglie di uno scotch di alta gamma.
2° posto: Patrón Añejo
Invecchiata per un periodo leggermente più breve (da 12 a 15 mesi), la proposta ultra-premium di Patrón è altrettanto intensa. Qui il frutto è forse più presente, con uvetta, limoni e arance che mettono in secondo piano le delicate note di miele e mandorla. Ma ritroviamo uno di quei finali lunghi e persistenti che tanto ci conquistano: in questo caso, con una dolcezza affumicata e un guizzo conclusivo di pepe nero.
3° posto: Casamigos Tequila Añejo
La bottiglia che ha sfatato la maledizione dei distillati delle celebrità: Casamigos ha fatto molta strada da quando Clooney ha venduto il marchio. Ma la sua migliore tequila, questo dolce Añejo, resta saldamente e meritatamente sul nostro podio. Il cioccolato fondente è così presente che sembra quasi di sentire lo schiocco di una tavoletta che si spezza, mentre la dolcezza densa delle caramelle mou trasforma questa tequila dalle sfumature di tabacco in un dessert servito in un «caballito».
La migliore vodka

Pulita e fresca. È tutto ciò che cerchiamo. E, al di là del bruciore alcolico, le nostre tre vodka finaliste ci hanno regalato sorsi splendidi e cristallini. La Gran Bretagna, con due posti sul podio, è tornata a brillare con note di rosa e altri sentori, tra cui scorza di limone, pepe nero e cocco.
1° posto: Belvedere 10
Quella splendida bottiglia dalle linee spigolose potrebbe far pensare a una vodka più fresca e tagliente di un iceberg, ma Belvedere 10 conquista il primo posto nella nostra categoria vodka per due ottimi motivi, entrambi legati al suo nome. Innanzitutto, si ispira alle tecniche utilizzate nel 1910, anno di fondazione della distilleria. In secondo luogo, viene lasciata riposare per dieci mesi esatti, così da fondere le note di cacao, cocco e vaniglia in una consistenza vellutata al palato. Una delizia.
2° posto: Sapling Vodka
Con le sue radici britanniche, Sapling meriterebbe il secondo posto anche solo per il suo lodevole impatto positivo sul clima. Per fortuna, è anche una vodka eccezionale: setosa al palato grazie al grano invernale biologico, con note erbacee e di scorza di limone e un tocco finale di burro che ricorda quasi il latte. E alla coscienza pulita potete aggiungere una mente lucida: con questa vodka, niente postumi da sbornia.
3° posto: Ramsbury Single Estate Vodka
Con questo terzo posto, per la prima volta la categoria vodka vede una maggioranza britannica. Ma il distillato di punta di Ramsbury si merita ampiamente il bronzo. Prodotto con acqua locale filtrata attraverso il calcare nei pressi della distilleria del Wiltshire, rivela una mineralità ingentilita da cremose note di caramello e cioccolato fondente. E sul finale? Una piacevole sferzata di pepe.
Miglior mixer

Ah, gli eroi sconosciuti dell'angolo bar. Che si tratti di soda, cola o acqua tonica, i mixer promettono di allungare ed esaltare il gusto di qualsiasi distillato a cui si scelga di abbinarli. Alcuni puntano sulla semplicità, altri osano con le loro botaniche tanto quanto i gin qui sopra. Questi sono i nostri preferiti.
1° posto: Three Cents Pink Grapefruit Soda
Da Three Cents si sperimenta sul serio, e ogni bottiglietta merita il vostro tempo e un assaggio. Soda ai cetriolini sottaceto? Alle foglie di fico? Al mandarino e bergamotto? Tutte eccellenti. Ma la nota acidula di questa soda al pompelmo rosa, di quelle che fanno contrarre le guance, è a dir poco straordinaria. Perfetta per un Paloma da urlo, naturalmente, ma il suo gusto amarognolo è così piacevolmente stuzzicante che abbiamo preso a berla direttamente dalla bottiglia.
2° posto: Soda al lime messicano Fever-Tree
Sulla scia della vivace freschezza agrumata di Three Cents arriva la Mexican Lime Soda di Fever-Tree. Pur spingendo sull’acidità, riesce a mantenere un gusto morbido e piacevole da sorseggiare, nonostante la sua effervescenza decisa. Ideale per dare una marcia in più al vostro vodka soda, secondo noi dà il meglio di sé con la tequila, bilanciandone le intense note di agave.
3° posto: Schweppes Dry Ginger Ale
Se alcuni marchi sono conosciuti da tutti, un motivo c'è. I mixer artigianali prodotti in piccoli lotti hanno indubbiamente il loro valore, ma Schweppes resta un punto di riferimento perché ha portato quasi alla perfezione le ricette sia della sua acqua tonica sia del suo ginger ale. È proprio quest'ultimo a salire sul nostro podio, grazie al gusto meno sciropposo e stucchevole, alle bollicine vivaci e al delicato calore dello zenzero. Un classico.
Il miglior whisky invecchiato 12 anni

Ed eccoci ai whisky: il cuore pulsante, rigorosamente single malt, degli annuali Gentleman’s Journal Drinks Awards. Ogni anno suddividiamo i premi in categorie in base agli anni di invecchiamento, a cominciare da questa: whisky di appena dodici anni.
1° posto: Glenmorangie The Original 12 Years Old
Sono passati quattro anni da quando Glenmorangie ha rinnovato l’immagine della sua gamma principale, e ancora sorridiamo ogni volta che prendiamo questa bottiglia dal nostro bar di casa. È proprio quella giusta. Quel colore arancione racchiude ogni nota e sfumatura, dall’intensità della pesca sciroppata alla dolcezza dello sciroppo d’acero. Ci sono mandorle, mandarini, cannella. È davvero il 12 anni perfetto.
2° posto: The GlenDronach 12 Year Old
Quando Gentleman’s Journal ha visitato The GlenDronach diversi anni fa, abbiamo scoperto il segreto, dolce come lo sherry, dell’alchimia di questo whisky: la forma a «sassofono» degli alambicchi di rame, ciascuno dotato di una «pancia» che contribuisce a sviluppare il carattere del distillato e a far emergere aromi di frutti di bosco e frutta — note presenti anche nelle botti di sherry in cui questo whisky invecchia per 12 anni.
3° posto: Glen Scotia Single Malt 12 anni
Per completare questo trionfante trio di «Glen», ci spostiamo dalle Highlands a Campbeltown. E, proprio come la tonalità arancione della bottiglia di Glenmorangie ne cela il calore, il blu intenso di quella di Glen Scotia, il cui whisky viene distillato sulla penisola di Kintyre, lascia intuire una sapidità marina sferzata dal vento. È una tonificante passeggiata sul mare racchiusa in una bottiglia: tutta aria oceanica, salamoia di olive e una consistenza oleosa che avvolge il palato.
Il miglior whisky di 15 anni

Ora saliamo di un paio d’anni. La categoria dei 15 anni si colloca tra i 12 anni, ideali per i cocktail, e i 18 anni, da sorseggiare lentamente: proprio per questo, quando i distillatori riescono a bilanciare entrambe le anime del single malt, il risultato è ancora più notevole. Quest’anno domina lo Speyside.
1° posto: The Macallan Double Cask 15 Years Old
Maturato in botti di rovere europeo e americano, entrambe precedentemente utilizzate per lo sherry, The Macallan è armonioso quanto lascia immaginare questo felice connubio. Ci ricorda sempre i dolci appena sfornati, con le sue note di spezie autunnali e frutta essiccata, accompagnate da un accenno di mele caramellate. Per un bicchiere da gustare liscio dopo cena, ci sono davvero poche alternative migliori.
2° posto: The Glenrothes 15 Year Old
Questo whisky ha quasi conquistato il primo posto. Ma la complessità di queste profondità ambrate ha una punta di spigolosità in più, che richiede un po’ più di concentrazione per essere colta appieno dal palato. Non è necessariamente un difetto, però. E se avete il tempo di soffermarvi sul The Glenrothes 15 — per distinguere il cuoio screpolato dalla marmellata allo zenzero, il pralinato dai cachi — ne sarete ampiamente ricompensati.
3° posto: The Singleton 15 Year Old Single Malt
Come già accennato, quest’anno lo Speyside fa incetta di premi nella nostra categoria dei 15 anni, ma come potevamo lasciare The Singleton fuori dal podio? Ha quella dolcezza di frutta autunnale matura che ha portato The Macallan al primo posto, ma riserva anche qualche sorpresa insolita, alla maniera di The Glenrothes. Qui, cercate note di castagna, olio di semi di lino e altre inaspettate sfumature di cereali. Una caccia al tesoro per le papille gustative.
Miglior whisky di 18 anni

Quest’anno a colpirci maggiormente non è stata soltanto la profondità del gusto, ma anche la precisione con cui le distillerie riescono a riprodurre determinati profumi e profili gustativi. Spesso ci chiediamo dove i team di marketing sentano note di «carta assorbente marrone» o di «catrame per tetti», ma questi imbottigliamenti di fascia alta centrano ogni singola nota.
1° posto: The Dalmore Cigar Malt Signature Reserve
Cosa definisce un «cigar malt»? Non esiste una definizione legale, ma in linea di massima è un whisky con abbastanza personalità da tenere testa a un sigaro. Questo di The Dalmore ci riesce senz’altro. Fichi secchi e datteri dalla dolcezza viscosa si intrecciano nelle sue profondità capaci di sfidare il fumo, insieme a note che sembrano attingere alle braci stesse, come quelle affumicate del legno di oud. Un autentico piacere da concedersi.
2° posto: Loch Lomond Single Malt 18 anni
Mettere le note di degustazione in primo piano è una scelta audace, ma la confezione del Loch Lomond 18 riporta a chiare lettere e con orgoglio la dicitura «Mela caramellata e fumo di legna». Per fortuna, questi aromi si ritrovano anche nel distillato. La descrizione è quasi incredibilmente precisa, e il whisky è comunque delizioso. È anche perfetto per tutte le stagioni: nel suo cuore estivo di mela e uva spina accoglie note primaverili di caprifoglio e sentori invernali di caramello mou.
3° posto: Highland Park Single Malt 18 anni
Forse il più scozzese tra i whisky entrati nella nostra selezione di quest’anno. E non solo perché porta il nome della sua regione di produzione sulla bottiglia, o per le generose sferzate di sale marino delle Orcadi nel finale, ma anche per alcune delle sue note più spiccate. Dal miele di erica alla confettura di lamponi selvatici, passando per sentori di felce e salamoia, è un’autentica espressione dello spirito scozzese: un’eccellenza da esportazione.
Miglior whiskey americano

Sebbene Gentleman’s Journal abbia sede in Gran Bretagna, abbiamo sempre avuto un debole per il whiskey americano, che sia bourbon o rye. Entrambi figurano nella top 3 di quest’anno, con tutte le bottiglie provenienti dalla patria stessa del bourbon: il Kentucky.
1° posto: Maker’s Mark 46 French Oaked Bourbon
La pratica rende perfetti. E anche se sull’etichetta compare il numero 46, il team della distilleria ha condotto oltre 120 esperimenti con doghe aggiuntive per perfezionare questo bourbon eccezionale. Quelle doghe di rovere francese, immerse in un bourbon già di altissimo livello, esaltano davvero questo whiskey, arricchendolo di nuove note di chiodi di garofano, caramello vivace e noci macadamia tostate. Assolutamente da avere.
2° posto: Sazerac Straight Rye Whiskey
Prodotto nel quartier generale di un colosso del bourbon come Buffalo Trace, non sorprende che questo rye sia un fuoriclasse. Con una miscela di cereali che bilancia una prevalenza di segale con una buona dose di mais e un pizzico di orzo maltato, manca il primo posto solo perché dà il meglio di sé nei cocktail. Ma con note di tè nero, liquirizia, anice stellato e (seguiteci un attimo) un gusto pungente che ricorda la Dr Pepper e la root beer, sarà il protagonista di qualsiasi cocktail vogliate preparare.
3° posto: Elijah Craig Toasted Barrel
L’uomo il cui nome compare sulla bottiglia era noto come il «Padre del bourbon». Questo whiskey prende il bourbon Small Batch della casa e gli dona una seconda vita in una botte di rovere tostato: forse, nella famiglia Craig, sarebbe un cognato ribelle e dalla parentela piuttosto lontana. Ma, accidenti, quanto è buono. Immaginate note di cedro, gelsomino e zucchero di canna, con un tocco vivace di pesca. Vale davvero ogni centesimo.
Miglior rum

La rosa dei finalisti di quest’anno nella categoria rum rivela un affascinante intreccio di influenze provenienti da altre categorie di bevande — dal vino allo sherry, fino al bourbon — che caratterizzano i nostri primi tre classificati. Con profili aromatici eccellenti e bottiglie di grande impatto, questo potrebbe essere il podio più entusiasmante dell’anno.
1° posto: Brugal 1888
Apprezziamo i distillati che non temono di prendere in prestito da altri mondi. Prendete ad esempio il nostro rum primo in classifica: distillato nella Repubblica Dominicana, viene sottoposto a un doppio invecchiamento in botti che in precedenza hanno custodito rinomati bourbon e sherry. Grazie a questo connubio, i loro aromi si ritrovano nel bicchiere, regalando al palato note di zucchero di canna, sentori speziati di rovere e persino accenni di chiodi di garofano. Da sorseggiare liscio, assaporandolo con calma.
2° posto: Don Papa Single Island Rum
Adoriamo quasi tutti i rum Don Papa, dal «Rare Cask» non filtrato al «Baroko» dalle note tropicali. Eppure, non abbiamo ancora assaggiato un Rum Old Fashioned migliore di quello preparato con la versione originale del marchio: un distillato invecchiato in botti che hanno ospitato vino Rioja, ricco di sentori di frutta matura del frutteto e crema alla vaniglia. Una vera rivelazione.
3° posto: Eminente Gran Reserva
Si dice di non giudicare un rum dalla bottiglia (non lo dice nessuno), ma siamo felici di esserci lasciati conquistare da questo design effetto pelle di coccodrillo. Chi avrebbe immaginato che al suo interno si nascondessero note di dulce de leche, mandorle tostate e tabacco, pronte a sorprendere le nostre papille gustative? Insomma, sì, questa volta ci siamo lasciati guidare dagli occhi, ma non si entra nella top tre di GJ senza un gusto all’altezza della bottiglia.
Miglior birra

Come molte delle nostre categorie, anche quella della «birra» è molto ampia. Per questo ci siamo concentrati sulle lager più leggere, anziché sulle bitter o sulle bock. E anche così, la scelta è quasi fin troppo vasta. Come sempre, però, la nostra giuria si è rimboccata le maniche per selezionare le migliori: dopotutto, qualcuno dovrà pur farlo.
1° posto: Monte Carlo Beer Bière Spéciale Lager
Come i rosé citati sopra, è una bevanda capace di trasportarti altrove. Fresca come la Riviera, ha un colore dorato chiaro che ricorda il sole estivo e un primo sorso piacevolmente secco e dissetante, proprio come si potrebbe desiderare. Il luppolo francese Triskel le dona una certa profondità fruttata, senza però sovrastare le delicate note floreali. L’abbinamento ideale? Un paio di pantaloncini da bagno e la vista di un mare tranquillo.
2° posto: Côte Citron Lager
A fare compagnia a Monte Carlo in cabana c’è Côte Citron, una birra in stile radler prodotta con veri limoni della Costa Azzurra. Con il suo 3,4% di alcol, va giù che è un piacere (e anche le sue vistose lattine blu e gialle si schiacciano con facilità) e riesce a racchiudere la vivacità della scorza mediterranea in una leggera lager continentale, con tutta la precisione e il brio — o dovremmo dire panaché? — di un telo da mare in spugna di cotone.
3° posto: NOAM Lager
Anche se per qualcuno potrebbe essere un po’ troppo frizzante, il mix di luppoli Hallertauer Tradition e Smaragd di questa lager regala una dolcezza maltata e note erbacee e agrumate sufficienti a bilanciare la sua vivace effervescenza, senza renderla invadente. In quelle eleganti bottiglie scanalate si avverte persino un tocco di camomilla. Una birra da lifestyle di lusso, insomma: un sorso di Baviera da assaporare con stile.
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