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Ollie Watkins: «Direi che sono un combattente»

Ollie Watkins: «Direi che sono un combattente»

Ollie Watkins dell'Aston Villa si è fatto strada fino alla massima serie del calcio inglese seguendo un percorso tutt'altro che convenzionale: un viaggio durato dieci anni per diventare un successo da un giorno all'altro

  • Testo di: Jack Stanley
  • Fotografia: Rhys Frampton
  • Styling: Zak Maoui

All'inizio di questa stagione, Ollie Watkins si stava preparando per quella che era probabilmente la partita più importante della sua carriera a livello di club. La sua squadra, l'Aston Villa, avrebbe affrontato il Paris Saint-Germain al Parco dei Principi, nella capitale francese. Si trattava dei quarti di finale di Champions League, la prima volta che il Villa raggiungeva quella fase della competizione dalla sconfitta contro la Juventus nel 1983. Con l'avvicinarsi della partita, il telefono di Watkins si illuminò.

«Un mio amico mi ha scritto per dirmi che dieci anni fa giocavamo insieme nel Weston-Super-Mare», racconta. «Dieci anni dopo, io gioco contro il PSG, mentre lui è ancora al Weston-Super-Mare». Quel messaggio ha ricordato a Watkins il suo percorso fuori dagli schemi verso i vertici del calcio europeo: un cammino iniziato non in un'accademia d'élite, bensì nelle combattute categorie inferiori. Riceverlo gli ha dato l'occasione di guardarsi indietro e ricordare dove tutto era cominciato. «Ripenso a quel periodo come a dei bei tempi, senza soffermarmici troppo», aggiunge. «Forse è proprio questo che dovrei fare: fermarmi e cercare di godermi un po' di più certi momenti».

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Quella stagione trascorsa con il Weston-Super-Mare nella Conference South rappresentò per Watkins il primo vero approccio al calcio professionistico. Arrivò da diciottenne dal volto ancora acerbo, segnando 10 gol e contribuendo al 17º posto della squadra nella sesta divisione del calcio inglese. Al termine della stagione, Watkins tornò all’Exeter con rinnovato entusiasmo. La stagione successiva segnò l’inizio di una straordinaria ascesa nelle categorie del calcio inglese. Dopo due stagioni all’Exeter, firmò per il Brentford, in Championship. Nonostante il salto di due categorie, riuscì a imporsi. Nella sua terza stagione segnò 25 gol, mentre la squadra mancò di poco la promozione. Il successivo salto di categoria era ormai solo questione di tempo. Quell’estate arrivò la chiamata dell’Aston Villa e Watkins ebbe finalmente l’opportunità di giocare in Premier League. Non era il percorso seguito dalla maggior parte dei giocatori per raggiungere la massima serie, ma fu proprio quello a forgiare Watkins e continua ancora oggi a influenzare il suo modo di giocare. Watkins è cresciuto nel Devon, una zona non particolarmente nota per il calcio. Non ci sono club di alto livello, accademie prestigiose né un percorso evidente per approdare al professionismo. Watkins iniziò a giocare nelle squadre giovanili locali, prima di entrare nell’Exeter a nove anni e compiere tutta la trafila. Questa esperienza gli ha dato la resilienza e la determinazione necessarie per continuare ad avanzare, una partita alla volta.

«Credo sempre che qualcosa di bello sia dietro l’angolo»

«Sono contento di aver fatto quel percorso partendo dalle serie inferiori, non lo cambierei», dice oggi Watkins, ripensando alla sua scalata attraverso le varie categorie. «Mi ha insegnato ad apprezzare le piccole cose. Ogni settimana in League Two dovevo lottare e combattere». Rispetto ad altri giocatori del suo livello, Watkins può sembrare tranquillo e riservato, ma il periodo trascorso nei gradini più bassi della piramide calcistica gli ha dato la determinazione e la voglia di riuscire. «Direi che sono un combattente», afferma. «Anche nei momenti difficili, bisogna continuare ad andare avanti. Se le cose non vanno bene, credo sempre che qualcosa di buono sia dietro l’angolo. Non sarà sempre così. Il momento difficile passerà e presto le cose si sistemeranno».

È questo approccio che ha aiutato Watkins ad adattarsi a ogni nuova fase della sua carriera. Gli è servito per compiere il salto dall’Exeter al Brentford e poi quello all’Aston Villa. Oggi, che gioca in Champions League o nei grandi tornei con l’Inghilterra, questa mentalità resta una componente importante del suo modo di giocare. Tuttavia, da ragazzo Watkins non sognava di raggiungere simili traguardi. Quando dieci anni fa affrontava il Gosport Borough e lo Staines Town, l’idea di scendere in campo con l’Inghilterra in un grande torneo o di sfidare le corazzate europee con il Villa doveva sembrargli appartenere a un altro mondo.

«Quando ero più giovane e giocavo, e poi quando sono andato in prestito, pensavo sempre e solo alla partita successiva, senza guardare troppo avanti», racconta. «Ho imparato che nel calcio le cose possono cambiare molto rapidamente: se qualcuno si infortuna o succede qualcosa, puoi ritrovarti in squadra. Sono sempre stato piuttosto ottimista, ma non ho mai guardato troppo avanti». All’epoca, aggiunge, la Champions League non gli passava nemmeno per la testa. «Da bambino non l’ho mai sognata, non ci ho mai pensato. Ora capisco i giocatori che dicono di voler giocare in Champions League. È il calcio ai massimi livelli. Ti misuri con i migliori in assoluto. Mi sto divertendo tantissimo».

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Il fatto che Watkins giochi ora a questi livelli dimostra quanto siano cambiate le cose per lui nell’ultimo decennio. Oltre ad aver guidato l’Aston Villa nella sua prima avventura in Champions League dopo oltre 40 anni, è diventato anche un elemento importante della nazionale inglese. La scorsa stagione, è stato il suo gol al 90º minuto a portare l’Inghilterra in finale a Euro 2024. «Entrare in campo e segnare, in qualsiasi partita, è una sensazione straordinaria, ma portare il proprio Paese in finale in quel modo è stato un momento speciale», ricorda. Dopo il gol, ci sono stati uno o due secondi di smarrimento mentre il pallone finiva in rete. Poi è partito di corsa, con un sorriso sempre più ampio sul volto, verso i tifosi inglesi, facendo cenno ai compagni di raggiungerlo per festeggiare. «Credo che dalla mia reazione si capisca che è stata una sensazione incredibile.»

Anche fuori dal campo le cose sono cambiate molto. La figlia di Watkins è nata nel 2020, seguita due anni dopo da un figlio. La famiglia è sempre stata importante per Watkins, ma avere dei figli e crearne una propria lo ha cambiato. «Mi ha dato una prospettiva diversa sulla vita», racconta. «Quando torno a casa da loro, non penso alla partita in cui ho giocato male o a cose del genere. Penso solo a renderli felici e a fare tutto il possibile per essere un buon padre. Ti aiuta a staccare la mente dal calcio. Ti offre una prospettiva diversa: non puoi pensare sempre al calcio. Loro mi danno l’energia di cui ho bisogno per scendere in campo e dare il massimo. Sono sicuramente una delle chiavi principali del mio successo».

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Quel successo sta proseguendo anche in questa stagione per Watkins e l’Aston Villa. Il club è impegnato in un’affollatissima lotta per la qualificazione alla Champions League, mentre la semifinale di FA Cup lascia intravedere l’allettante possibilità di conquistare il primo trofeo dopo quasi 30 anni. A tutto questo si aggiungono le serate europee, tornate a Villa Park dopo oltre 40 anni di assenza. Per un’intera generazione di tifosi, è la prima volta che vede la propria squadra giocare in Europa. E la squadra non ha deluso, ottenendo vittorie prestigiose contro grandi nomi del calcio europeo, tra cui Bayern Monaco e Celtic, nel cammino verso i quarti di finale.

«Villa Park è davvero una fortezza quando i tifosi cantano e noi giochiamo bene», afferma Watkins. «Era da tanto tempo che a Villa Park non si giocava la Champions League. Molti tifosi non l'avevano mai vista prima di questa stagione, quindi è un momento entusiasmante per il club, per noi giocatori e per tutte le persone che ne fanno parte». Questo, però, non significa che la squadra si stia adagiando sugli allori. Nonostante tutte le emozioni di questa stagione, le memorabili serate europee e le vittorie importanti, Watkins vuole che questo sia solo l'inizio di qualcosa di più grande. «Non vogliamo che sia un episodio isolato: vogliamo che diventi una consuetudine».

Una parte importante dell’avventura europea della squadra e del successo in patria è merito dell’allenatore. È facile dimenticare che, quando Unai Emery ha assunto la guida dell’Aston Villa nel 2022, la squadra era partita a rilento e si trovava appena al di sopra della zona retrocessione. Da allora, il club ha vissuto una trasformazione a tutti i livelli. L’atmosfera è cambiata completamente: dopo un paio d’anni difficili, l’Aston Villa è tornato dove merita di stare e non è più un gigante addormentato.

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«Ha completamente trasformato il club», aggiunge Watkins. «Tutti i giocatori credono in ciò che cerca di trasmettere e l’attenzione che dedica ai dettagli è incredibile. Facciamo molte riunioni. È davvero esigente. Credo che tutti abbiano solo parole positive per lui. Finora è stato un piacere». Sotto la guida di Emery, Watkins è cresciuto molto. La scorsa stagione ha segnato 19 gol in campionato e in questa non è molto distante da quel bottino. Emery ha inoltre affiancato a Watkins altri attaccanti di altissimo livello, in particolare Marcus Rashford e Marco Asensio, per aiutare l’attaccante inglese a esprimersi al meglio.

«Ha dato alla squadra una precisa identità di gioco e questo mi aiuta», afferma. «Ho più occasioni e teniamo molto di più il pallone. Più la squadra gioca bene, più ne traggo beneficio. Mi ha aiutato a livello individuale, ma costruendo questa squadra e facendoci esprimere il nostro calcio ha naturalmente aiutato tutti a migliorare. Cerchiamo sempre di ottenere di più. Non abbiamo ancora vinto nulla. È questo il nostro obiettivo. Voglio vincere qualcosa con il Villa. È passato tantissimo tempo dall’ultima volta che il club ha vinto qualcosa. Se ci riuscissimo, sarebbe un momento speciale per il club».

Vincere un trofeo con l’Aston Villa è solo una delle ambizioni di Watkins. Desidera ardentemente che il club abbia successo, per poter ripagare i tifosi del loro sostegno e fare in modo che questo momento positivo continui, ma ha anche degli obiettivi personali. Il principale è entrare nella ristretta cerchia dei giocatori che hanno segnato più di 100 gol in Premier League. Al momento, solo 34 giocatori sono riusciti nell’impresa e Watkins spera di aggiungersi presto alla lista: «Non sono in molti a poter dire di esserci riusciti e a me non manca poi molto».

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A tutto questo si aggiungono le ambizioni di Watkins con la nazionale inglese. «Ci sono i Mondiali con l’Inghilterra», dice, pensando al torneo del 2026. «L’obiettivo è vincere, non soltanto partecipare. Se si guardano i giocatori che abbiamo, c’è davvero tantissimo talento. Con il nuovo allenatore, credo che possiamo farcela». Watkins era stato convocato per la prima rosa dell’Inghilterra scelta da Thomas Tuchel, ma ha dovuto rinunciare a causa di un infortunio. Considerando il suo recente stato di forma – e le sue imprese con l’Inghilterra lo scorso anno – avrà sicuramente un ruolo importante quando la gestione di Tuchel raggiungerà il culmine con il torneo della prossima estate.

When Watkins speaks, he comes across as reserved and thoughtful, a humble player and a devoted family man. But just because he tries not to look too far forward, it doesn’t mean he’s not ambitious. Whether it’s his aims for Aston Villa or England, or even just the personal targets that he sets for himself, there’s the same steely focus that has helped him climb through the divisions. Based on everything Watkins has achieved so far – from growing up in Exeter to the top table of European football; from Weston-Super-Mare to the Parc des Princes – you wouldn’t bet against him achieving a whole lot more.

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1° assistente: Ethan Elliot

2° assistente: Rob Parker

Groomer: Paul Donovan

Sarto: Ian Roper

Assistente di stile: William Moore

Art Direction & Production: Freya Anderson

This feature was taken from our Spring 2025 issue. Read more about it here.

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