
Sagar Radia di Industry: «Riz Ahmed sta facendo cose che mostrano agli altri sudasiatici ciò che è possibile»
Sagar Radia parla con Gentleman's Journal dei suoi ruoli in Industry e Unicorns, entrambi capaci di abbattere le barriere nella rappresentazione dei personaggi
- Testo di: Zak Maoui
Nella quarta puntata della terza stagione di Industry, intitolata "White Mischief", il protagonista principale è Rishi, capo trader interpretato da Sagar Radia. È un personaggio in piena crisi: il suo matrimonio è praticamente a pezzi e la vita sessuale con la moglie bianca e borghese è inesistente. Deve un sacco di soldi. Un sacco di soldi. Basta intravedere l'ammontare astronomico del debito sulla sua carta di credito per rimanere sconvolti, ma Rishi gestisce anche un giro illegale di scommesse ippiche con i colleghi, intascandosi i loro soldi, ed è inoltre indebitato fino al collo con uno strozzino.
È un episodio cupo e intenso che, per la prima volta, esplora a fondo il mondo di Rishi. Fino a questo momento avevamo intravisto solo qualche sprazzo di Rishi, lo spavaldo ragazzaccio della City, usato però esclusivamente come espediente per far avanzare le altre trame. In questo episodio (e probabilmente anche nei prossimi) è lui il fulcro della storia. «Quando ho accettato il progetto, lavoravo a un'altra serie e mi è arrivato questo provino», ha spiegato al telefono Radia, originario di Harrow. «C'era scritto “Rishi - tre episodi” e ho pensato che avrei fatto questa parte per poi tornare all'altra serie che stavo girando, The Good Karma Hospital. Sono andato alla lettura del copione e subito dopo ho ottenuto il contratto per l'intera prima stagione. Non era un ruolo molto importante, ma serviva a rappresentare il lato oscuro del settore bancario. Era un ruolo funzionale: un personaggio di quel mondo che mostrasse come possono essere la finanza e l'ambiente bancario. Arrivati alla terza stagione, Rishi era diventato uno dei protagonisti».
Per Radia, 37 anni, Rishi è una figura essenziale nel racconto che HBO fa delle giornate e delle notti alla Pierpoint, società d’investimento con sede a Londra. La realtà del mondo bancario viene esplorata di rado dai media generalisti, tanto meno da una delle più grandi reti televisive al mondo, ma in Industry tutta la sua durezza è ben visibile. E Radia è felice che Rishi riceva finalmente il riconoscimento che merita, anche se non nel modo più gioioso. «Dopo l’uscita della prima stagione è diventato uno dei beniamini del pubblico e non credo che nessuno se lo aspettasse», spiega Radia. «Penso sia perché, rispetto agli altri neolaureati, che erano un po’ più altalenanti, lui sapeva il fatto suo. Sul Financial Times è uscito un articolo davvero interessante che analizzava a fondo Rishi e ciò che rappresenta per la comunità e la cultura degli asiatici del Sud nel mondo della finanza».
Radia spiega che la reazione dopo la prima stagione colse di sorpresa Industry, i cui creatori, Mickey Down e Konrad Kay, non se l’aspettavano. «Dissi loro che volevo sviluppare il personaggio, altrimenti non sarei tornato, e per fortuna anche loro erano dello stesso avviso. Nella seconda stagione il personaggio è stato approfondito un po’ di più, ma nella terza ha avuto un episodio tutto suo. È una presa di posizione piuttosto importante».
Gli attori dell’Asia meridionale raramente sono sotto i riflettori, ritiene Radia, che lavora nel settore da quando ha lasciato l’università (sebbene abbia trascorso un breve periodo in un’agenzia di comunicazione che «non faceva per lui»), e pensa che il quarto episodio rappresenti una svolta positiva. È un cambio di passo non solo per lui, dato che il suo seguito su Instagram è cresciuto dopo la messa in onda dell’episodio, ma anche per gli altri sudasiatici. Ha la possibilità di portare persone dell’Asia meridionale in primo piano in una serie trasmessa da quella che definisce la «più grande rete al mondo».
«Mostra i banchieri dell’Asia meridionale come maschi alfa, un ruolo in cui non erano mai stati rappresentati prima. Di solito una parte del genere non viene mai affidata a un attore dell’Asia meridionale e noi ci ritroviamo sempre in una posizione di inferiorità. Siamo sempre il migliore amico o la spalla. Non siamo mai stati sessualizzati come Rishi, né abbiamo mai potuto guidare belle auto come lui. Certo, ha un aspetto un po’ pacchianamente patinato, ma racconta una storia più ampia»
Secondo Radia, ad aprire per primo la porta agli attori dell'Asia meridionale, lasciandola socchiusa, è stato il vincitore di un Emmy e di un Oscar Riz Ahmed, che negli ultimi dieci anni è diventato uno degli attori più noti e apprezzati del settore, con ruoli importanti in Star Wars e The Night Of. «In realtà ho ricevuto una chiamata da Riz, che ha riunito molti talenti dell'Asia meridionale per una nuova serie, incentrata sul racconto di una storia attraverso i suoi occhi», racconta, spiegando che prima di Ahmed era raro vedere persone dell'Asia meridionale in ruoli importanti. «È un cameo, una piccola parte, ma fa piacere ricevere una chiamata da una persona di tale successo, soprattutto considerando il modo in cui sta abbattendo le barriere culturali. Credo che tutti gli artisti della comunità sudasiatica lo considerino un punto di riferimento. Lavora ai massimi livelli e dimostra agli altri sudasiatici che ora è possibile anche per noi». Radia cita come fonti d'ispirazione anche Dev Patel e Himesh Patel. «Ognuno di loro ha saputo reggere da protagonista il proprio ruolo nelle rispettive serie. Ahmed ha recitato in The Night Of su HBO, poi Himesh in Station Eleven, e io ho avuto la fortuna di partecipare a mia volta a un'importante serie HBO, con quell'intero episodio dedicato a Rishi».
Al di là di Industry, Radia ha preso parte a uno dei film più rivoluzionari dell’anno. Unicorns, un progetto indipendente dei britannici Sally El Hosaini e James Krishna Floyd, vede come protagonisti Jason Patel e Ben Hardy e racconta il desiderio sessuale di un uomo eterosessuale per una drag queen dell’Asia meridionale. Nel film, Radia interpreta l’interesse amoroso eterosessuale di Aysha, il personaggio di Patel, che alla fine si innamora di Luke, il meccanico interpretato da Hardy. «È stato davvero importante prendere parte a questo progetto», afferma Radia. «Racconta una storia di cui non si era mai parlato prima. Ha ampliato i confini». Radia è fermamente convinto che, tradizionalmente, la storia sarebbe stata raccontata dal punto di vista del personaggio di Ben, l’uomo eterosessuale, mentre in Unicorns le due prospettive sono «divise davvero a metà. È importante comprendere entrambi i punti di vista, così da poter riflettere sulla storia, come spettatori, senza pregiudizi. È un mondo che molte persone non conoscono e al quale si avvicinano con preconcetti errati: è un film straordinario per aiutarle a comprenderlo».
La narrazione è un aspetto su cui Radia vuole concentrarsi nella sua carriera. «È importante esplorare mondi essenziali e crudi, come quelli di Unicorns o Industry», afferma, spiegando di voler partecipare a progetti appaganti, soprattutto quelli che gli fanno ricevere messaggi privati da persone che si sono riconosciute nei suoi personaggi, come gli è accaduto dopo il quarto episodio della terza stagione di Industry. «Raccontare storie capaci di abbattere gli stereotipi è fondamentale, perché, in fin dei conti, siamo tutti esseri umani. Mi piace fare la mia parte per superare i confini o far evolvere la cultura, che si tratti di raccontare storie dell’Asia meridionale o di partecipare a una storia della comunità queer».
Fotografia: Michael Shelford
Styling: Holly White
Grooming: Josh Knight
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