Come la tua città ha ucciso tutto ciò che era cool
Il fondatore e direttore della rivista Where Is The Cool? racconta come scovare gemme nascoste tra i processi di gentrificazione
- Testo di: Laurent Laporte
Diverse volte all’anno indosso il mio abito più elegante e vado a caccia di posti interessanti. Posso trascorrere intere serate ad aprire porte, senza sapere davvero dove finirò. Può essere un posto di cui qualcuno mi ha parlato, oppure un ingresso poco invitante che potrebbe animarsi nel corso della serata. Può anche essere una sensazione, un’atmosfera — o semplicemente fortuna.
Entri, bevi qualcosa, capisci di aver sbagliato posto e te ne vai. Entri, mangi qualcosa, capisci di aver sbagliato posto e te ne vai di nuovo. E così, ancora e ancora. La ricerca dei posti più cool è impegnativa. Richiede resistenza, tenacia e spirito d'avventura.
Come un cercatore d’oro, frughi tra cumuli di fango prima di portare alla luce la pepita: quella che ti fa dimenticare tutto il tempo trascorso a cercarla.
Anche se vado a caccia di tendenze da anni, è ancora piuttosto difficile definire chiaramente «il cool». Data la sua natura dinamica e mutevole, potrei citare Leonard Koren1 a proposito del wabi-sabi2: «la sua indefinitezza è solo un aspetto della sua intrinseca incompletezza». Proprio così.
Ma credo che l’idea di cool abbia ancora un paio di denominatori comuni: l’autenticità e la sincerità. Parlo di quei posti in cui il menu non è mai cambiato dall’apertura; di quei posti che non chiedono la tua opinione; di quei posti che non seguono alcun concept o tendenza, né per quanto riguarda il cibo che servono né per i piatti su cui lo servono. In breve, quei posti in cui ci si può ancora sorprendere.

A Parigi ne è rimasto ancora qualcuno. Ma per quanto tempo? La paella di Ramona a Belleville, il vecchio bancone del P’tit Bar3, Rue du Mont-Thabor o l’assortimento di dessert dell’Auberge du Quincy4 riusciranno davvero a sopravvivere alla gara del buon gusto promossa dal marketing digitale e dettata da Instagram?
Questi luoghi rari, autentici e genuini rischiano di scomparire nelle grandi città, ormai trasformate in parchi a tema consacrati unicamente all’intrattenimento. Il colpevole? La gentrificazione, con l’inevitabile impennata dei prezzi immobiliari che costringe i nuovi imprenditori a non correre rischi. I clienti lavorano come matti tutta la settimana solo per riuscire a pagare l’affitto, il che, ovviamente, li rende meno propensi a lasciarsi tentare da scoperte casuali o da nuovi locali e molto più inclini ad accontentarsi della rassicurante normalità che già conoscono. Come se non bastasse, numerosi bar hanno chiuso perché ritenuti troppo rumorosi dagli stessi residenti del centro. Il fenomeno riguarda ogni negozio, ristorante e bar. I luoghi della cultura d’avanguardia si sono lentamente trasformati in posti che si limitano ad accontentare. Oggi, per far sembrare un locale «alternativo», ai proprietari può bastare far cantare a squarciagola canzoni pop francesi sulla pista da ballo o ingaggiare ballerini in costume.
Nel centro di ogni grande città, l’aumento degli affitti ha lasciato il segno. I locali devono essere redditizi, con lunghe file all’ingresso, altrimenti sono destinati a scomparire, per essere sostituiti dalla nuova ondata di ristoratori tutti uguali, finanziati da fondi di venture capital e incentrati su formule preconfezionate. Quindi, se per qualche inspiegabile miracolo vi imbattete in una di queste perle ancora in piedi, non tenetela solo per voi. Condividetela con le persone giuste e cercate di godervela. Dopotutto, sono testimonianze di tempi ormai scomparsi, portali verso un mondo perduto.
1Esperto di estetica e «autore di libri ingannevolmente modesti su argomenti ingannevolmente modesti, come rastrellare le foglie», secondo il New York Times
2La filosofia giapponese che celebra la transitorietà e l'imperfezione. Secondo i principi del wabi-sabi, per esempio, un bonsai presenterebbe rami spezzati e legno morto per evocare il decadimento e lo scorrere del tempo.
3Un bar di nove metri quadrati a Roquette, storicamente gestito da Madame Polo e dalla sua schiera di gatti e canarini. Bicchieri sudici e veterani di guerra.
4Prova la crème de riz aux raisins
Questi sono i migliori hotel di Londra per una staycation di lusso…
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