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In collaborazione conLuca Faloni
I trendsetter del 2026: edizione New York

I trendsetter del 2026: edizione New York

Scopri 30 tra i più interessanti trendsetter di New York: designer, scrittori, chef e fotografi che uniscono il buon gusto al talento creativo.

Ogni anno, dal 2018, Gentleman’s Journal pubblica una lista dei più interessanti «trendsetter» di Londra, un termine che, edizione dopo edizione, suona sempre più scontato e abusato.

Ma nel 2026, in un momento in cui le macchine minacciano ormai di portarci via non solo il lavoro, ma anche la vita (tra poco i toni si faranno più allegri, promesso), l’idea stessa appare sempre più vivida e rassicurante. Le persone che ammiriamo di più qui in redazione, credo, sono quelle che incarnano entrambi gli aspetti del concetto di «tastemaker»: hanno buon gusto e, al tempo stesso, creano qualcosa di concreto.

E in nessun luogo questa equazione sembra trovare una soluzione più felice che a New York, dall’altra parte di quello che qui a Londra chiamiamo ottimisticamente «lo stagno», ma che a volte sembra piuttosto un abisso immenso quando si parla di ambizione, opportunità e fermento.

Per un inglese come me, New York sarà sempre lo scintillante castello sulla collina, qualunque cosa si pensi del regno che lo circonda. Se riesci a farcela lì, disse una volta qualcuno, puoi farcela ovunque.

Ecco quindi 30 persone – designer, scrittori, chef e fotografi – che oggi stanno facendo ben più che farsi strada, a New York o altrove.

Matt Friend - Comico

Matt Friend

Il talento unico di Matthew Friend sta nel calarsi in modo quasi inquietante nei personaggi, nelle voci e nei volti celebri che imita con tanta precisione, riuscendo al contempo ad affinare una personalità ben definita e irresistibile, tutta sua. Si potrebbe anzi dire che Friend abbia ridato vita all’arte dell’imitazione, trasformandola da gioco di società in qualcosa di più autentico e ben più rivelatore. Come ha scritto Dana Brown nel ritratto del comico pubblicato all’inizio di quest’anno: «Gli antichi greci avevano una parola per questo: mimesis, che non significava soltanto copiare, ma rappresentare; l’atto di rendere visibile l’invisibile».

Chris Black - Podcaster

Chris Black

Chris Black, che insieme a Jason Stewart è una delle due voci di How Long Gone, ha trasformato il formato del podcast, spesso fin troppo serioso, in qualcosa di cui non si ha mai abbastanza. Il tono scanzonato cela quello sguardo attento che ha reso Black un consulente e una voce di riferimento in fatto di gusto e cultura. Il suo marchio Hanover riassume alla perfezione questa visione del mondo: «Uno studio contemporaneo dei capi essenziali americani: abiti senza tempo plasmati dalla qualità, dalla cultura e dalla disinvoltura».

Emmanuel Olunkwa - Redattore

Emmanuel Olunkwa

È una sorta di uomo rinascimentale contemporaneo: artista, designer, scrittore, direttore editoriale e regista, ha intervistato alcune delle figure più importanti dell’arte e del design americani e ha collaborato con loro. In passato ha diretto le attività editoriali di 52 Walker, lo spazio di David Zwirner a Tribeca, ed è stato direttore di PIN–UP. Oggi dirige la rivista November e lo studio di design E&Ko, apprezzato per i suoi tavoli e le sue sedie dalle forme floreali.

Margot Hauer-King - Imprenditrice nel settore dell’ospitalità

Emmett McDermott e Margot Hauer-King

Ma che cos’è esattamente People’s, l’affascinante istituzione della vita sociale diventata uno dei locali notturni più amati di Lower Manhattan? Un bar? Un ristorante? Una galleria? Un circolo privato? Affibbiare simili etichette significa non cogliere la magia di questo luogo, gestito con maestria da Hauer-King e dal suo socio Emmet McDermott, dove regna una caotica familiarità, al tempo stesso rassicurante e deliziosa.

Daniel Arnold - Fotografo

Daniel Arnold

Fotografa New York come se la città stesse inscenando uno scherzo privato solo per lui. Forse è strano che abbia raggiunto la notorietà proprio su Instagram, perché i suoi scatti sghembi, decentrati e ironici sono in netto contrasto con l’estetica fin troppo perfetta della piattaforma. Il New York Times lo ha paragonato a William Eggleston per le sue vivide rappresentazioni dell’America quotidiana, attraversate dall’energia sfrenata di New York.

Fred Castleberry - Designer

Fred Castleberry

«Meglio ti vesti, peggio puoi comportarti» è da tempo il motto non ufficiale del marchio quasi omonimo di Fred Castleberry, anche se Fred, va detto, fa entrambe le cose in modo impeccabile. È un maestro nella «creazione di mondi» da molto prima che l’espressione diventasse un luogo comune: combina riferimenti variopinti ed eclettici in un universo cinematografico in cui tutti vorremmo fare un cameo. Attingendo allo stile preppy, al jazz, all’epoca d’oro dei viaggi, ai cortometraggi di Wes Anderson, ai posacenere rubati e al punk, oltre che alla città rovente che lo circonda, gestisce il suo marchio con grande cura e attenzione ai dettagli. Ne è un perfetto esempio un suo recente post su Instagram dedicato a un alberello che il Comune aveva piantato davanti al suo negozio e che, tra il cemento del marciapiede, lui ha accudito fino a farlo sbocciare in una fioritura rigogliosa e variopinta.

Emily Sundberg - Autrice di newsletter

Emily Sundberg

Sundberg ha trasformato la newsletter via email, un tempo fuori moda, in qualcosa di coinvolgente, allettante e prezioso. La sua newsletter quotidiana su Substack, Feed Me (una delle più seguite dell’intera piattaforma), parla in apparenza di «spirito imprenditoriale», ma è in realtà una guida sul campo, ricca di informazioni e gusto, all’ambizione, alla cultura del consumo, ai media, alla moda e all’economia tutta moderna dell’essere interessanti.

Andy Baraghani - Chef e autore gastronomico

Andy Baraghani

Baraghani ha iniziato a lavorare da adolescente da Chez Panisse, in California, sotto la guida del suo idolo, Alice Waters. Come Waters, Baraghani ha presto iniziato a muoversi nel fertile terreno d’incontro tra cucina e media, diventando senior editor di Bon Appétit prima di scrivere il ricettario The Cook You Want to Be. Con il suo nuovo ristorante Ditto, sta aprendo proprio il tipo di locale di cui, secondo il New York Times, «i newyorkesi hanno bisogno in questo momento».

George McNally - Ristoratore

George McNally

Non era ancora nato quando suo padre Keith, leggendario maestro della ristorazione di downtown, aprì Balthazar nel 1997: la grande brasserie che ha praticamente dettato lo stile della convivialità a tavola all’inizio del XXI secolo. Ma Faux, il suo primo ristorante, reinterpreta con sicurezza quello stesso spirito: un posto per tre Martini, due cheeseburger, un piatto traboccante di ottime patatine fritte e una serata traboccante di possibilità.

Dana Brown - Direttore

Dana Brown

Nel suo memoir del 2022, Dilettante, Brown ha raccontato con vividezza gli eccessi e i piaceri degli ultimi fasti dell’editoria periodica. Il libro ha anche ricordato la sensibilità e la personalità che hanno decretato il suo successo: un connubio di fascino d’altri tempi, curiosità onnivora e una visione acuta del mondo. Oggi dirige Caper con quello stesso sguardo penetrante, dando vita al mondo contemporaneo del cibo e della ristorazione con ricchezza di dettagli e grande precisione.

Nicholas Braun - Attore e ristoratore

Nicholas Braun

Sì, è l’attore noto soprattutto per aver interpretato il cugino Greg in Succession, un ruolo a cui ha saputo dare un pathos, un’ironia e una profondità ben maggiori di quanto prevedesse la sceneggiatura della serie. Ma a Manhattan è conosciuto anche come sostenitore e festaiolo della scena creativa: investe e offre consulenza a diversi progetti e locali di tendenza nel settore della ristorazione e dell’ospitalità, tra cui Pebble Bar, Ray’s (insieme a Justin Theroux), Jac’s on Bond e S&P Lunch.

Angela Dimayuga - Chef e attivista politica

Angela Dimayuga

Angela Dimayuga ha guidato lo straordinario Mission Chinese Food prima di diventare direttrice creativa per la gastronomia e la cultura di Standard International, dove ha concepito ristoranti, bar e vita notturna come spazi dedicati all’arte e alla politica tanto quanto al cibo. Profondamente radicata nella cultura di downtown New York, incarna una visione più ampia e creativa di ciò che l’ospitalità può essere in città.

Harrison Vail - Stratega e produttore

Harrison Vail

Affascinante, ben introdotto e colto, Vail è stato responsabile della comunicazione sia di Air Mail sia di Vanity Fair e ora dirige la divisione Influence di Gravity Partner, offrendo consulenza ai clienti in materia di potere, accesso e reputazione. A maggio è stato annunciato che lui e Graydon Carter stavano lanciando la società di produzione Par Avion, impegnata nello sviluppo di progetti creativi e documentaristici con una forte attenzione agli adattamenti letterari.

Jack Carlson - Direttore creativo

Jack Carlson

Jack Carlson è l’archeologo per eccellenza dell’abbigliamento maschile, con un dottorato a Oxford a dimostrarlo. Fondatore di Rowing Blazers (ed ex timoniere della nazionale statunitense di canottaggio), si è fatto un nome con collaborazioni inaspettate e riferimenti eclettici: da Barbour all’elefante Babar. Oggi direttore creativo e presidente di J. Press, con le sue prime collezioni ha reso omaggio alla ricca storia di questa istituzione, che vanta 125 anni di attività.

Kareem Rahma - Fondatore di un’azienda di media

Kareem Rahma

«La clip è il programma» è uno dei principi guida di Subway Takes, il format di Kareem Rahma che ha riscosso un successo incredibile: una dimostrazione del talento del suo creatore nel condensare le interviste nei loro momenti più succosi. Ma pur nella genialità del suo formato breve, il programma di Rahma ha anche qualcosa di vecchia scuola: un modo più rilassato e intimo per consentire a personaggi noti (da Charlie XCX alla compianta Jane Goodall) di dire ciò che pensano davvero.

Emily Adams Bode Aujla - Stilista

Emily Adams Bode Aujla

Emily Adams Bode Aujla ha costruito BODE attorno a un’idea insolitamente romantica: che gli abiti possano custodire ricordi, trasformando la moda in una forma di conservazione della memoria. Il suo marchio, con sede a Brooklyn, ha contribuito a cambiare il modo di concepire la moda maschile americana, mentre il suo approccio – in parte archivista, in parte stilista, in parte antropologa – l’ha resa una delle voci creative più originali di New York.

Mark Guiducci - Direttore editoriale

Mark Guiducci

Vanity Fair era come un maestoso galeone d’altri tempi quando Guiducci ne ha preso il timone la scorsa estate: una splendida imbarcazione che stava affondando nella tempesta del mondo dei media. La sua mossa vincente è stata ridare energia alla testata con il brio, il divertimento e lo slancio dei suoi anni d’oro, tra gli Ottanta e i Novanta. Ne è nata però una rivista che sa anche interpretare con acume il presente: elegante e seria, con giornalismo di spessore in una pagina e un glamour che invita all’evasione in quella successiva.

Laila Gohar - Artista del cibo

Laila Gohar

Laila Gohar usa il cibo come mezzo per esplorare la bellezza, l’assurdo e l’ospitalità. Nata in Egitto e oggi di base a New York, ha collaborato con Prada, Hermès, Comme des Garçons e Simone Rocha, mentre il suo marchio Gohar World, fondato insieme alla sorella Nadia, trasforma la tavola in un teatro surrealista. È una figura capace di dettare il gusto con una versatilità e un eclettismo fuori dal comune, nello spirito dei grandi ingegni poliedrici della New York di un tempo.

Julia Vitale - Redattrice

Julia Vitale

Air Mail ha sempre avuto l’aria di una pubblicazione digitale con l’anima e la cura artigianale di una vera rivista d’altri tempi, e Vitale, alla direzione da relativamente poco, sembra incarnare brillantemente entrambi questi aspetti. Sotto la sua guida attenta, la testata ha mantenuto il suo inebriante mix editoriale di buon gusto, scandali dell’alta società e vivace cultura letteraria, introducendo al contempo nuove voci incisive e rubriche, come la newsletter «Dress Code» di Rickie De Sole.

Isaac Hindin-Miller - Intervistatore

Isaac Hindin-Miller

Da qualche anno, alcuni angoli di downtown New York sono disseminati di adesivi bianchi che esprimono un sentimento di una positività insolita: «MI PIACI!». A idearli è stato Isaac Hindin-Miller, un neozelandese che vive a New York ormai da quindici anni e le cui guide della città e interviste per strada sono diventate influentissime: ritratti vivaci e incisivi di un certo gusto, di una certa sensibilità e di un certo fascino metropolitani.

Flynn McGarry - Chef

Flynn McGarry

A soli 10 anni, McGarry si è cimentato con tutte le ricette del French Laundry Cookbook di Thomas Keller. A 17 anni, Vogue lo ha definito il «Justin Bieber della cucina», dopo che aveva iniziato a organizzare elaborate cene in stile supper club nella casa di famiglia. Nel decennio successivo, lo chef e padrone di casa ha aperto cinque locali a New York, fino ad arrivare all’acclamatissimo Cove di SoHo, un omaggio alla costa californiana della sua infanzia.

Jon Batiste - Musicista

Jon Batiste

Scrivere di musica, disse una volta qualcuno, è come danzare di architettura. Sembra altrettanto futile tentare di inquadrare l’opera di Jon Batiste: interprete, autore, pianista, direttore d’orchestra, compositore e personaggio televisivo. Forse il modo migliore per descriverlo è dire che Batiste è un fenomeno da vivere per poterlo comprendere, con spettacoli dal vivo che cambiano ogni sera e una sintonia apparentemente costante con lo spirito creativo.

Noz Nozawa - Interior designer

Noz Nozawa

Il lavoro di Noz Nozawa si inserisce in una generazione sempre più diffidente nei confronti degli anonimi interni «di lusso», con la loro scialba estetica da panic room tipica del design contemporaneo di alta gamma. Lei predilige invece il colore, le texture, le tinte audaci e gli oggetti eclettici, creando ambienti che lasciano intuire che chi li abita conduca una vita davvero interessante. Porta negli spazi domestici la sensibilità di una curatrice museale, inserendosi così nel più ampio (e quanto mai benvenuto) movimento newyorkese verso un design più espressivo, ricco di rimandi e personale.

Celeste Yim - Sceneggiatrice

Celeste Yim

Celeste Yim ha saputo far risuonare brillantemente la comicità americana con lo spirito del nostro tempo. Autrice e performer di Saturday Night Live, Yim porta nella comicità una sensibilità tutta sua. Incarna un tratto particolarmente newyorkese della scena attuale: intelligente, un po’ folle e a proprio agio nel passare da internet ai media tradizionali, fino al mondo underground degli spettacoli dal vivo della città.

Zach Weiss - Scrittore

Zach Weiss

Tutti gli scrittori più interessanti hanno fatto, prima o poi, i cronisti mondani. Per tutti gli anni Dieci, Weiss è stato un vero protagonista della vita mondana newyorkese, firmando una spigliata rubrica di cronaca mondana sia per Vogue sia per The Observer, quest’ultima con il felicissimo titolo «The Shindigger». Da allora ha saputo trasformare con disinvoltura quella vocazione in una carriera da esperto di branding e consulente dal gusto raffinato, in particolare per Outerspace e Nice Laundry.

Ayesha Nurdjaja - Ristoratrice

Ayesha Nurdjaja

Ayesha Nurdjaja è diventata una delle figure più affascinanti della scena gastronomica più audace di New York. Da Shuka e Shukette, attinge alle sue radici indonesiane e a più ampie influenze mediterranee e mediorientali, creando piatti generosi, irresistibili e dallo stile inconfondibilmente suo. La sua cucina è solo una parte del suo fascino: ha anche la rara capacità di trasformare un ristorante in una comunità viva.

Tom Straker - Chef

Tom Straker

Lo stile di Straker, in cucina come nell’accoglienza, così vivacemente espresso nel suo primo locale a Notting Hill, sembra in perfetta sintonia con lo spirito di Downtown New York: festoso, chiassoso e curato in ogni dettaglio. La sua ultima avventura ha debuttato quest’autunno, tra meritati clamori, nello spazio di SoHo un tempo occupato dal Lucky Strike di Keith McNally: un londinese che ha attraversato l’Atlantico e trasformato la scena gastronomica della città.

Emmett McDermott - Imprenditore della ristorazione

Emmett McDermott e Margot Hauer-King

Il primo lungometraggio documentario di Emmett McDermott, White Hot: L'ascesa e la caduta di Abercrombie & Fitch, ha debuttato al primo posto su Netflix alla sua uscita nell’aprile 2022. Anche il suo progetto successivo, l’eccellente locale notturno People’s, aperto insieme a Margot Hauer-King nel 2025, si è subito rivelato un grande successo, seppure in un ambito completamente diverso. Probabilmente si potrebbe trovare un ingegnoso filo conduttore tra i due (una profonda comprensione della natura umana? Il talento per una narrazione incalzante?). Ma noi siamo qui solo per i Martini.

Un oggetto da cui non mi separerei mai è… Il mio anello con sigillo. Me l’ha regalato Margot, la mia socia e cofondatrice, quando abbiamo aperto insieme People’s e in un certo senso simboleggia tutto ciò che ho realizzato nella vita.

Descriverei il mio gusto personale come… Un po’ fuori dagli schemi.

Qualcosa che mi ha ispirato di recente è… Un vecchio foulard di seta del 21 Club.

La creazione di cui vado più fiero è… La mia salsa piccante fermentata al peperoncino ghost pepper.

Il mio consiglio per chi muove i primi passi nel mio settore è… L’arte dell’accoglienza dà forma al settore dell’ospitalità.

La cosa migliore di New York è… Ogni porta ne apre sempre un’altra.

L’unica cosa che cambierei di New York è… Ripristinare la licenza per restare aperti fino alle 4 del mattino.

Il miglior pasto che ho fatto questo mese è stato… Da Chez Denise a Les Halles.

Tim Latterner - Redattore

Tim Latterner

The Bowery Review di Latterner si definisce «la migliore e unica rivista umoristica» di New York, e la pubblicazione sembra davvero una rara eccezione, una sorta di dodo del passato gloriosamente riportato in vita, nel panorama mediatico spesso serioso e impegnato. Latterner – che in precedenza aveva lavorato per National Lampoon, Playboy e CollegeHumor – dice di avere «un piano folle per far funzionare in qualche modo questa rivista». E quel modo, forse, sarà lasciarle la libertà di essere sé stessa, irriverente ed esilarante.

Un oggetto da cui non mi separerei mai è… Uno dei miei primi lavori nel mondo della comicità è stato scrivere per un sito chiamato CollegeHumor. In ufficio avevano un tavolo da ping-pong con palline personalizzate con il loro logo. Il mio ultimo giorno ne ho sgraffignate due e ora sono in un bicchierino da whisky su uno scaffale della libreria.

Descriverei il mio gusto personale come… Un incontro tra lo stile preppy newyorkese e quello di un nonno provenzale.

Il miglior consiglio che ho ricevuto nella mia carriera è… Una volta Spike Lee ha detto alla mia classe alla NYU che bisogna semplicemente creare. Continuare a creare.

La creazione di cui vado più fiero è… The Bowery Review: la migliore e unica rivista umoristica di New York!

Matt Starr - Editore

Matt Starr

Il Perverted Book Club di Matt Starr ha organizzato letture un po’ ovunque, da Burger King e Sbarro fino ai sexy shop di quartiere, sostituendo la solennità del tradizionale salotto letterario con qualcosa di più chiassoso, più strano e decisamente più divertente. Queste iniziative rispecchiano, forse, il modo di fare della casa editrice di Starr, Dream Baby Press: una strategia che, come ha raccontato a Vogue all’inizio di quest’anno, in fondo si riduce a due domande: «Ci interessa? Ci stiamo divertendo?». E per i suoi seguaci e collaboratori, la risposta a entrambe è un sì convinto.

Un oggetto da cui non mi separerei mai è… I miei stivali da cowboy

Descriverei il mio gusto personale come… Un mix tra Harold e Maude, l’Upper West Side e un vecchio diner

Mi sarebbe piaciuto aver creato… Gatorade e Io e Annie

Qualcosa che mi ha ispirato di recente è… Guidare da solo attraverso Yosemite

L’unica cosa che cambierei di New York è… Più occasioni per anziani e giovani di trascorrere del tempo insieme

Il segreto per creare una bella atmosfera è… Le persone giuste

In collaborazione conLuca Faloni